Dopo più di 50 anni dalla sua creazione (precisamente, quest’anno sarebbero 57) avvenuta per mano di Ruth Handler, nel lontano marzo 1959, la bambola Barbie è stata vittima di una vera e propria rivoluzione.
      Talmente sconvolgente da aver meritato la copertina di Time.
      barbie revolution
      Dite addio (almeno in parte) alla stangona bionda dal fisico invidiabile, e salutate le nuove fisionomie della celeberrima bambola: curvy, petite e tall, ma anche 7 tonalità di carnagione, 22 colori degli occhi e 24 pettinature.
      Obiettivo quello di rappresentare tutte le donne, con i loro pregi e i loro difetti.
      Una Barbie umana, per capirsi, che può avere problemi di linea, ma anche essere molto alta o abbastanza minuta.
      Come noi donne vere, le manca solo la cellulite (che magari non tarderà ad arrivare).
      barbie revolution
      Dopo anni di polemiche sulla sua influenza (negativa) sulle bambine, la celeberrima bambola si piega al volere della società moderna ed abbandona i suoi stereotipi, diventando una di noi!
      Ok, fin qua il racconto istituzionale. E sicuramente la grande euforia con cui questa nuova avventura di Barbie è stata accolta.
      Eppure, io mi sono fermata un attimo a riflettere, e soprattutto a ricordare. Ho ricordato gli anni della mia infanzia, passati la maggior parte a giocare proprio con Barbie.
      Da bambina non mi sono mai piaciuti i bambolotti, tipo Cicciobello, e nemmeno i giochi cd. casalinghi.
      Mi sentivo già più modaiola che donna di casa, e preferivo sfrecciare sulla Ferrari rosa di Barbie, piuttosto che cucinare un finto arrosto della domenica.
      Ricordo che la mia Barbie non solo possedeva un’auto del calibro del Cavallino di Maranello, ma aveva anche una jeep leopardata, una villa (senza tetto), circa un milione di scarpe, un fidanzato biondissimo e svariati animali di plastica.
      Il suo cavallo si chiamava Principessa e aveva lunghe ciglia e una criniera candida e morbidissima, mentre il gatto era rosa e per lo più immobile.
      Un mondo ovviamente irreale, ma che rappresentava il sogno.
      I problemi stavano fuori dal regno di Barbie, non c’era povertà, crisi, malattie, problemi personali.
      Barbie era una delle principesse delle favole, balzata fuori dai libri che mi leggevano prima di andare a dormire e calata nel mondo moderno.
      Era il sogno, e io con lei sognavo su spiagge californiane assolate e su pomeriggi di shopping con le amiche. Mentre fuori il mondo reale imperversava, faceva freddo ed io avevo 5 anni (e il mio shopping era piuttosto basico).
      Barbie poteva essere quello che voleva, poteva fare l’astronauta, la dottoressa, l’architetto, ma anche la Principessa di un regno lontano o la modella a Parigi.
      E tutto questo a prescindere dalla sua fisicità.
      Ecco io credo che oggi questo sogno alle bambine sia stato tolto, Barbie adesso ha i loro stessi problemi e c’è poco di magico nel suo mondo.
      E credo francamente che si stia dando a questa bambola di plastica un ruolo che non le compete: se l’accettazione della bodyversity, che tra l’altro è secondo me una cosa giustissima e dovrebbe essere la normalità, deve passare da una bambola di plastica siamo messi male.
      Noi bambine anni 90 abbiamo giocato con una Barbie bionda, alta, e snella, e ci siamo divertite anche se eravamo molto diverse da lei (io sono alt 1,65, ho i capelli scuri e ricci e sono curvilinea).
      Adesso dovremmo aspettarci una Barbie con la cellulite, problemi di mutuo, con la macchina in panne, perchè dopotutto è questa la triste realtà????
      Barbie sarà fuori corso all’università, sarà disoccupata, Ken le farà le corna con la sua migliore amica???
      Davvero vogliamo che una bambina di 5 anni debba fare i conti con la cruda realtà anche quando gioca??
      Il gioco è sogno, è evasione, e i sogni ci aiutano a vivere.
      Ridate alle bambine il sogno, e una Barbie perfetta, senza difetti.
      Perchè dopotutto lei è solo una bambola di plastica, e la realtà arriva anche troppo prepotentemente e velocemente nella nostra vita!


      Baci, Lucia

      La mia Barbie preferita:
      Barbie Fiori di Pesco, 1985
      barbie fiori di pesco

      Ph credits: 2016 Mattel

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      Ce l’avevo anche io Barbie Fiori di Pesco del 1985, cioè l’ho ricevuta in eredita da mia sorella e il suo vestito era uno dei miei preferiti!
      Partiamo dal presupposto che anche io ho passato 10 anni della mia vita a giocare con la mitica bamboline di plastica e che era in assoluto il mio gioco preferito e diciamo anche che non sono mai stata scheletrica, né sicura di me, ma sinceramente non ho mai avuto problemi con la fisicità della Barbie! Ho avuto Barbie con vari colori di carnagione e capelli, ma se così non fosse stato e avessi avuto solo una classica Barbie bionda con gli occhi azzurri, sinceramente penso che non sarebbe cambiato nulla..la Barbie è un gioco, fa sognare e può fare tutto..le mie un giorno sciavano, quello dopo andavano al ballo, il terzo erano modelle di mie creazioni improbabili e a volte facevano pure le camioniste..ma non per questo ho avuto problemi nell’adolescenza, non ho mai avuto Barbie come modello di “persona da imitare”. Io sono ovviamente una pro-bodyversity, anzi cerco a modo mio di far capire come ci si possa sentire bene anche se diverse dalle altre persone che ti stanno intorno, ma in generale credo che il problema sia spesso nell’educazione che si da ai bambini e nei modelli reali che hanno intorno..non colpa di un pezzo di plastica!

      XOXO

      Cami

      Paillettes&Champagne